Baci svegliati

in abbracci profondi,

litanìe antiche

colte nel volo di gabbiani

che danzano intorno

con parole di fiaba,

inseguendo il volere.

Baci a piccoli intervalli

l’amore con gli occhi,

una carezza

con il sole incorporato,

perché non sia fiaba

l’attesa del sogno.

 

 

 

Giostre di fumo,

satelliti del tempo,

incatenate e libere

sintonìe di cuori

che rincorrono il respiro.

Sazia la mente di bellezza,

padrone il corpo 

dei suoi significati,

fuso nel fondere,

perso nel dare,

unito nel volere,

occhi che guardano

nella stessa direzione.

 

 

 

 

 

O vaga riva del Po,

quanti ricordi

mi ridesti nel cuore.

Vicino a te  

mi si svelò l’affetto,

secche fronde  

serviron da tetto

l’arsura intorno,

nulla era in fiore  

ma il cuore mio

pulsava violento in petto,

quando dei pensieri

sentii l’ardore.

La riva tacque,

quando l’anima 

aprii tutta ansante,

non ne udisti i sospiri

o vago Po in quell’istante

e quel che nacque

si confuse 

nel mormorio dell’acque.

 

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